Il futuro è in montagna

aprile 2, 2017

Il dibattito politico che si sta sviluppando ormai da mesi si sta dipanando intorno a tre punti di riferimento: il ruolo dello stato nazione, la necessità di riforma delle sue declinazioni territoriali e l’assioma che il futuro è delle aree urbane.
Gli stati nazione sono modelli di organizzazione istituzionale relativamente recenti: la nascita di una istituzione, nella storia, nasce dal bisogno della società di trovare una forma organizzativa in grado di dare risposte efficienti ed efficaci, rispettando i processi di formazione della decisione riconosciuti tempo per tempo. Il governo di fenomeni quali l’economia, la finanza, i flussi migratori, l’istruzione e la formazione delle nuove generazioni richiede il superamento dell’isolamento nazionale ed induce ad un rafforzamento nel percorso di aggregazione che sta alla base della nascita dell’Unione Europea.
Va da sé che se il percorso di governo della società sta determinando la nascita o quanto meno il rafforzamento di un nuovo livello di governo, si rende necessario intervenire sugli altri livelli e ripensarli adeguandoli ai tempi.
Da questo ragionamento origina la condivisione della necessità di un percorso di riforma dell’organizzazione statuale che, secondo me, deve avere come riferimento la prossimità al cittadino. Parlo di una nuova stagione federale, improntata sul principio di prossimità e sulla vicinanza ideale e fattuale delle istituzioni e quindi dei luoghi ove si prendono le decisioni e si condividono le strategie ed i cittadini. Al contrario la sensazione è che stia spirando un vento neo-centralista che tende ad allontanare i livelli decisionali, argomentando lo spostamento della decisione con l’inefficienza delle istituzioni territoriali, vedi la Riforma delle province.
La riforma Delrio è partita da un assunto discutibile, vale a dire che le province fossero centri di spreco di risorse. Al netto della migliorabilità insita in ogni sistema, la crisi finanziaria nella quale versano le province italiane e la loro impossibilità ad assolvere alle proprie funzioni istituzionali, sta dimostrando che non si trattava di enti inutili. La riforma della governance delle aree vaste, per contro, si sta dimostrando una innovazione che porta valore al sistema.
Potrebbe essere utile rilanciare una nuova e stavolta seria, stagione federalista, che immagini un nuovo ruolo per le autonomie locali, regioni incluse, caratterizzata dal rafforzamento del principio che alla popolarità determinata dalla decisione di spesa, corrisponda, in capo allo stesso decisore, la responsabilità originata dalla decisione di approvvigionamento delle risorse, cioè l’impopolarità del prelievo.
Per quanto riguarda l’attenzione posta al tema delle aree urbane, nelle quali è immaginato il massimo del potenziale di sviluppo sociale, culturale ed economico nei prossimi anni, al punto che è stato fatto un grandissimo sforzo di immaginazione di nuovi assetti istituzionali e di riconoscimento di forti possibilità finanziarie e normative, mi limito a segnalare alcuni semplici ragionamenti. La popolazione mondiale sta crescendo a ritmi estremamente alti, proponendo all’attenzione del dibattito politico il tema ambiente, quale tema non più posponibile. Se da un lato è vero che la crescita della popolazione mondiale potrà condurre verso una maggiore aggregazione nei centri urbani, appare altrettanto vero che sarà necessario porre in essere politiche e strategie capaci di valorizzare al massimo il potenziale ambientale che il sistema è in grado di produrre. A questo proposito pare evidente che assumono un ruolo niente affatto marginale le politiche orientate verso il miglioramento della gestione delle aree a maggior potenziale ambientale. Queste aree sono innanzitutto le montagne ed in seconda battuta le zone amministrate prevalentemente da comuni medio piccoli e da province. In quest’ottica si rende necessario rivedere la dotazione finanziaria e normativa di queste istituzioni al fine di creare le migliori condizioni per la loro valorizzazione.

Ti potrebbe anche piacere