DA 300 SPARTANI A 316 ROMANI: FORSE QUALCOSA E’ CAMBIATO.

ottobre 14, 2011

Di recente mi è capitato di vedere in tv un’intervista a Mino Martinazzoli, il quale ad un giovane che gli diceva quanto inutile, sporca, inconcludente, oligarchica, corrotta, miope, parziale e noiosa fosse la politica, lui rispose: “tu puoi anche decidere di non occuparti della politica, ma stai pur certo che la politica si occuperà di te”. (va beh, riconosco che forse sugli aggettivi relativi alla politica mi son fatto prendere un po’ la mano….)
Esiste un limite alla sfera di influenza della politica? Credo (o temo) di no, credo però che di questi tempi si tenda a confondere in maniera assai rischiosa, la politica con il ruolo dei partiti. Nel senso che la politica, a mio modo di vedere è il percorso dialettico che ognuno è pronto ad intraprendere al fine di affermare una certa visione della vita, delle relazioni e  della società. i partiti, invece, sono organizzazioni che associano o dovrebbero associare, persone che hanno o dovrebbero avere, più o meno, la stessa visione politica. Lo spartiacque tra politica e partiti è rappresentato dalle istituzioni. QUANDO UNA PERSONA (POLITICA) ENTRA A FAR PARTE DI UNA ISTITUZIONE, DOVREBBE PORRE LA PROPRIA VISIONE POLITICA AL SERVIZIO DELL’ISTITUZIONE STESSA E NON VICEVERSA.
Chi accede ad una istituzione in quanto nominato da un partito è scilipoticamente portato ad esser  fedele a quest’ultimo e non all’istituzione stessa ed in ultima analisi ai cittadini, che dovrebbe rappresentare.

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