L’INTERVISTA SUL MIO PROGRAMMA PER LE “FASCE DEBOLI” DELLA POPOLAZIONE, USCITA SU ALCUNE TESTATE LOCALI

marzo 17, 2010
Federico Borgna, trentaseienne, è consulente finanziario e dal 2009 Assessore alle Finanze e alle Politiche sociali di Bernezzo. All’età di 11 anni gli è stata diagnosticata una patologia che ne ha gradualmente compromesso la vista, fino a renderlo non vedente.
Senza perdersi d’animo, si è dapprima diplomato presso il Liceo Scientifico “G. Peano” di Cuneo e laureato in Legge all’Università di Torino. Oltre all’impegno politico nel suo comune natale, è consigliere provinciale e regionale dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti onlus e vicepresidente provinciale della FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili).
È candidato alle prossime elezioni regionali nella lista “Insieme per Bresso” e presenta un programma dedicato in gran parte alle persone con disabilità o a rischio discriminazione.
Innanzitutto, perché ha deciso di candidarsi alle elezioni regionali?
Perché sono convinto che soprattutto in tempi difficili come i nostri non serve a nulla rimanere seduti a lamentarsi, ma che sia più utile che ciascuno faccia la propria parte, in prima persona, per quel che può, per migliorare la situazione di tutti. Con questo spirito ho accettato un anno fa la candidatura per il Comune di Bernezzo e i miei compaesani mi hanno dato fiducia, dato che sono risultato il secondo eletto per numero di preferenze. Con lo stesso spirito mi è stato chiesto di candidarmi alle elezioni regionali e io ho deciso di mettere sul tavolo non l’esperienza che non ho ancora, ma l’entusiasmo e l’impegno che metto in tutto quello che mi appassiona.
Ha coniugato il motto della lista “Insieme per Bresso” in “Insieme per guardare avanti”: può spiegarci il motivo di questa scelta?
Ho scelto come motto “insieme per guardare avanti” per una serie di motivi.
Innanzitutto, perché ritengo che sia importante guardare oltre i luoghi comuni sulla politica, sull’economia e sulle cose che non vanno e iniziare a progettare l’attività amministrativa con lungimiranza. Invece di limitarsi a mettere una toppa sulle situazioni di crisi incombenti, ritengo che in un momento difficile come quello attuale ci sia bisogno più che mai di lungimiranza, progettando interventi che non solo risolvano i problemi contingenti, ma sappiano in futuro prevenirne di ulteriori e più gravi.
Infine, ho scelto questo motto, perché, anche per sorprendere. Come ho scritto sulle pubblicazioni che accompagnano la mia candidatura, «Mi piace guardare avanti, perché sono nonvedente! E allora, perché non guardare avanti tutti insieme, già dalle prossime elezioni regionali?»
Ha dedicato molte righe del suo programma alle persone con disabilità e a rischio discriminazione: perché?
Uno dei fini primari delle istituzioni è operare perché tutte le persone possano aspirare a una vita libera ed appagante. Del resto, il terzo articolo della nostra costituzione, lo chiarisce perfettamente: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…»
Per questo motivo ritengo particolarmente importanti gli interventi in favore delle persone con disabilità e a rischio discriminazione, che possono essere più efficaci se portati avanti in collaborazione con le associazione che le rappresentano.
In che modo si può migliorare la condizione delle fasce deboli della popolazione?
Prima di tutto, ritengo importante migliorare la qualità della vita della persona svantaggiata e della sua famiglia, prendendo in considerazione non solo le terapie, ma anche le attività “collaterali” quali momenti di sollievo, di assistenza domiciliare, di aiuto psicologico. Oltre a un vero e proprio cambiamento di prospettiva, sarebbe comunque utile che la Pubblica Amministrazione semplificasse la procedura per l’acquisto finanziato di ausili, soprattutto per quelli che sono oggetto di acquisto periodico, come ad esempio le scarpe adattate: non ha senso che si debba fare una lunghissima trafila burocratica ogni volta che si vuol acquistare un paio di scarpe adattate, è necessario semplificare.
Il passo successivo, poi, potrebbe essere la revisione di alcuni protocolli terapeutici rivolti a persone con grave disabilità, introducendo il principio di mantenimento ed affiancamento costante: ad esempio i protocolli di fisioterapia non dovrebbero essere effettuati solo nella fase acuta, ma continuati nel tempo per mantenere ed alleviare la condizione quotidiana.
Su questi orientamenti di fondo si possono poi introdurre molti interventi, che accompagnano la vita della persona con disabilità dai primi anni di vita fino alla vecchiaia.
Parliamo quindi di questi interventi, incominciando ovviamente dai bambini?
Prima di tutto, la Regione deve garantire la continuità didattica degli alunni bisognosi di sostegno: se è importante per i bambini in generale avere un punto di riferimento stabile per quel che riguarda la didattica, questo vale a maggior ragione per le persone con disabilità.
Nell’età adulta la realizzazione delle persone con disabilità o a rischio discriminazione passa attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro. Occorre avviare una politica seria di inserimento lavorativo, verificando innanzi tutto il livello di adempimento agli obblighi di assunzione in capo alla pubblica amministrazione, stimolando le province a migliorare i servizi di inserimento secondo i principi della legge 68/99. Poi, è importante attivare progetti che incentivino l’imprenditorialità tra le persone con
disabilità.
Per arrivare infine alla vecchiaia…
Ritengo che sia indispensabile promuovere progetti in grado di garantire l’autonomia personale delle persone con disabilità in età avanzata, per consentire alla persona di vivere autonomamente a casa propria, oppure di essere inserito in residenze per persone autosufficienti. In ogni caso, bisogna abbandonare l’equazione: anziano con disabilità = residenza per persone non autosufficienti, poiché occorre una seria valutazione caso per caso.
E per ottenere questi risultati lei ritiene importante che si instauri un dialogo tra la pubblica amministrazione e le associazioni di riferimento?
Si, proprio così. Occorre proseguire nel modello “EASY”, ossia coinvolgere nella pianificazione degli interventi i rappresentanti delle persone che accederanno agli interventi stessi, individuando un momento stabile di confronto con coloro che rappresentano le persone a rischio discriminazione e/o i loro familiari.
È importante riconoscere alle associazioni, dopo aver verificato seriamente la loro effettiva rappresentatività, un ruolo sostanziale, che prescinde dai progetti presentati e ne riconosce un reale ruolo sociale quali enti di riferimento per le persone con disabilità. In più, bisognerebbe affidare alle stesse associazioni il ruolo di punti di attivazione dei diritti delle persone a rischio discriminazione, affidando loro ruolo di centri di snodo per l’attivazione dei diritti. L’obiettivo è creare un punto d’incontro dove convogliare le informazioni e i portatori di diritti riducendo al minimo gli ostacoli burocratici.
Infine, ritengo indispensabile attivare programmi di formazione per il personale della regione, in primis i lavoratori del comparto sanità, finalizzati a far conoscere i bisogni delle persone con disabilità e a rischio discriminazione.
E dunque chi volesse appoggiare questi suoi obiettivi cosa deve fare?
Innanzitutto andare a votare alle prossime elezioni regionali il 28 e 29 marzo prossimi, e non è una cosa così scontata in questo periodo di crisi della politica, e scrivere il mio cognome, BORGNA, di fianco al simbolo della lista “Insieme per Bresso”. Io sarò ben lieto di farmi portavoce delle fasce cosiddette “deboli” della popolazione, perché insieme possiamo guardare – e andare – avanti.

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