I LUOGHI COMUNI E IL CALCARE NELLA LAVATRICE

marzo 12, 2010
scritto da: SARA MATTEODO
Ammetto che la politica non mi è mai interessata molto. Per pigrizia, per qualche oscura riserva mentale e per una serie di luoghi comuni (“tanto non cambia nulla, tutti sono uguali, è tutto un magna magna…”) che mi si erano incagliati dentro come il calcare nella lavatrice.
Mi sembrava un mondo lontano, fatto di discorsi vaghi e fumosi, di paroloni urlati dai palchi e promesse tanto generiche da poter accontentare chiunque passasse da lì e ascoltasse anche solo cinque minuti. I personaggi politici che mi era capitato di conoscere non avevano fatto che aumentare questa mia impressione di vapore e cortesia. Ogni volta le parole “Adesso diamo la parola all’amico…”mi facevano rabbrividire.
Poi, di punto in bianco, qualche settimana fa, ho deciso di scrivere al sindaco. Anzi, a due.
Il motivo era semplice, avevo un bisogno e anche una soluzione. Facile, immediata, lineare. Di quelle per cui ti chiedi: ma possibile che nessuno ci abbia pensato prima? La faccenda era urgente, fondamentale e – come dire? – impellente: nella mia città e nei dintorni mancavano dei fasciatoi dove cambiare i bimbi. Pare cosa da poco ma vi assicuro – senza scendere in dettagli – che un cambio acrobatico o fuori tempo massimo può rovinare irrimediabilmente un’intera giornata.
“E’ un’indecenza” ho pensato scotendomi dal torpore trentennale ”che un Paese civile si dimentichi delle esigenze primarie delle mamme e dei neonati, fasce deboli per antonomasia.”
La necessità toglie le remore e Facebook accorcia le distanze, per cui scrivo una mail ai sindaci di Bra e di Cherasco che dice più o meno così:
Gentile Sindaco,
(…) Vengo subito al punto: Ha mai fatto caso al fatto che nei bar, nelle pizzerie, nei centri commerciali di Bra/Cherasco mancano i fasciatoi?
Io no, sinceramente, prima della nascita di Leonardo. Ma ora mi avvio con terrore verso il bagno pregando di trovare almeno un appoggio, spesso non c’è e quando si trova è precario e pericoloso. Potrebbe sembrare un disservizio da poco ma non lo è perchéestremizzandolimita la libertà di movimento delle mamme con bimbi piccoli.
Basterebbe poco per migliorare la nostra vita e rendere la città un esempio di civiltà, di modernità e di lungimiranza (più mamme felici = più bimbi): METTIAMO DEI FASCIATOIanche piccoli ma sicuriNEI LUOGHI PUBBLICI !
Non serve nulla di costoso, ho fatto un giro sul sito dell’IKEA e ci sono fasciatoi fantastici a meno di 25 Euro. Se il problema è lo spazio, ne esiste uno richiudibile…
Sarebbe un piccolo gesto, ma un grande passo verso l’autonomia delle mamme che desiderano uscire con i loro bimbi.
Ecco. Così ho scritto. Ero contenta. Avevo fatto una cosa bella, per me e anche per il prossimo. La prima cosa bella di pubblica utilità. E pazienza se non mi avessero ascoltata.
E invece.
E’ del 10 marzopochi g-i-o-r-n-i dopo la mia richiestal’articolo su La Stampa “A Bra fasciatoi in Comune” , mentre una mail del sindaco di Cherasco mi assicura da oggi un fasciatolo nei bagni pubblici della città e iniziative per sensibilizzare bar e ristoranti.
Capito? Hanno letto, recepito e reagito. Nel giro di pochi giorni. Miracolo della tecnologia? Classica botta di fortuna con la C maiuscola? O semplicemente una richiesta sensata fatta a gente di buon senso? Fatto sta che le mie amiche mamme mi hanno sommersa di sms di evviva.
Mi sbagliavo, allora. Colpa dei pregiudizi che mi avevano bloccata, come fa il calcare con la serpentina della lavatrice. Non è vero che tutta la politica è lontana se sono bastate un paio di mail a rendere migliore la vita delle mamme presenti e future. Basta davverocome dice Federico Borgnache ognuno si impegni, “con forza, speranza e coraggio” e dia fiducia a chi dimostra di pensarla nello stesso modo. Bisogna guardare avanti come persone e come cittadini, e poi anche come elettori.
Vincere i pregiudizi, anche quelli che è difficile ammettere di avere, è il primo passo per far che qualcosa si muova.
Questo mi ha ricordato la mia piccolissima battaglia dei fasciatoi.
Questo cercherò di ricordarmi in futuro per essere un po’ migliore.
Questo mi aveva insegnato anni faalla mia prima, illuminante, cena al buiol’incontro con persone che semplicemente VIVENDO spazzano via tutti i luoghi comuni e le categorie mentali.
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PS: adesso copio e incollo la mia mail pro fasciatoio e la mando ad altri sindaci di paesi in cui vado spesso a spasso. A Bernezzo non la mando. Pare ci abbia già pensato mesi fae senza bisogno di mailun assessore. Federico Borgna, mi pare si chiami. Uomo, per giunta. Però! Uomo decisamente avanti. Chapeau!

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