IL MIO PROGRAMMA PER LE “FASCE DEBOLI DELLA POPOLAZIONE”: PERSONE A RISCHIO DISCRIMINAZIONE, PERSONE CON DISABILITA’ E LORO FAMIGLIARI.

febbraio 27, 2010
Uno dei fini primari delle istituzioni è operare perché tutte le persone possano aspirare ad una vita libera ed appagante. Come recita la nostra costituzione “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Una particolare importanza è rivestita dagli interventi in favore delle persone a rischio discriminazione, per raggiungere le quali è opportuno collaborare con le associazioni che le rappresentano..
1) proseguire nel modello “EASY”: coinvolgere cioè nella pianificazione degli interventi i rappresentanti delle persone che accederanno agli interventi stessi. Individuare un momento stabile di confronto con le associazioni che rappresentano le persone a rischio discriminazione e/o con quelle dei loro famigliari.
2) Riconoscere alle associazioni che rappresentano le persone a rischio discriminazione, previa una approfondita verifica sulla loro effettiva rappresentatività, il ruolo di soggetti ad alta rilevanza  sociale e di centri di riferimento e aggregazione. Tale riconoscimento comporterà un sostegno (formativo ed economico) che dia loro la possibilità di strutturarsi come interlocutori essenziali per la pubblica amministrazione..
3) Riconoscere il ruolo delle associazioni come soggetti sia rappresentativi degli interessi delle persone sia come soggetti prossimi ai loro associati, e quindi sostenerle nello svolgimento del loro compito come possibili intermediari per snellire incombenze burocratiche, compiere attività di sostegno, progetti etc, che altrimenti pesano sui singoli e rischiano di rendere alcuni diritti non esigibili in concreto.
4) Attivare programmi di formazione per il personale della regione, sanità inclusa, tenuti da operatori collegati alle associazioni di cui sopra, finalizzati a far conoscere i bisogni delle persone a rischio discriminazione.
5) Promuovere un modello di intervento improntato sulla realizzazione dell’individuo, puntando sui prerequisiti dell’inserimento sociale- scolastico- lavorativo.
6) Avviare una politica seria di inserimento lavorativo, verificando innanzi tutto il livello di adempimento agli obblighi di assunzione in capo alla pubblica amministrazione, stimolando le province a migliorare i servizi di inserimento secondo i principi della legge 68/99.
7) Attivare progetti che incientivino l’imprenditorialità tra le persone con disabilità.
8) Promuovere progetti finalizzati all’autonomia personale delle persone con disabilità in età avanzata, al fine di consentire alla persona di vivere autonomamente a casa propria, oppure di essere inserito in residenze per persone autosufficienti. Abbandonare comunque l’equazione: anziano con disabilità-residenza per persone non autosufficienti, occorre una seria valutazione caso per caso.
9) Razionalizzare la procedura per l’acquisto, finanziato, di ausili soprattutto con riferimento agli ausili oggetto di acquisto periodico ad es. scarpe adattate
10) Rivedere alcuni protocolli terapeutici rivolti a persone con grave disabilità, introducendo il principio di mantenimento ed affiancamento costante es protocolli di fisioterapia non solo effettuati in fase acuta, ma presenti nel tempo per mantenere ed alleviare la condizione quotidiana.
11) Operare per incrementare la continuità didattica: se è importante per i bambini in generale avere un punto di riferimento stabile per quel che riguarda la didattica vale a maggior ragione per le persone con disabilità.
12) Operare affinché sia data effettiva applicazione a quanto previsto dall’art. 14 della legge 328/2000 con riferimento ai piani di vita rivolti alle persone colpite da grave disabilità.
13) Attivare progetti per riconoscere il principio del diritto alla qualità della vita anche per i famigliari di persone con disabilità, momenti di sollievo, assistenza domiciliare, aiuto psicologico.
14) Estendere il metodo dell’audit civico, già sperimentato per i servizi di asl ed ospedali da parte di cittadinanza attiva, ai servizi offerti da consorzi socio-assistenziali ed enti che erogano prestazioni in favore di persone con disabilità e persone a rischio discriminazione, coinvolgendo nella redazione di tali documenti le associazioni.

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